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Guerriglia

  • 12 mag 2014
  • Tempo di lettura: 1 min

Era notte fonda.

I nostri ragazzi avanzavano lentamente, strisciando nel buio, verso l'obiettivo.

Un gruppo di ribelli, una decina in tutto, rimasti isolati dai loro compagni, si erano rifugiati in una specie di casa-capanna, situata nel mezzo del bosco: bisognava ucciderli, gli ordini erano chiari.

In pieno assetto da incursione notturna si avvicinarono alla costruzione; una sentinella armata faceva la guardia davanti all'ingresso.

Feci un segno; subito il ragazzo incaricato di impedirle di dare l'allarme, si staccò dagli altri e scivolò verso di essa per prenderla alle spalle.

Se il suolo intorno alla casa fosse stato erboso, avremmo potuto ucciderla con un solo colpo di fucile di precisione munito di silenziatore, centrandola in piena fronte. Ma poiché in quel punto il terreno era duro e compatto, il corpo che cadeva avrebbe certamente richiamato l'attenzione dei ribelli che avrebbero immediatamente imbracciato le armi.

No, bisognava agire diversamente.

Il ragazzo, giunto in perfetto silenzio alle spalle della sentinella, le afferrò il mento con la mano sinistra, premendogliela contemporaneamente sulla bocca per impedirle di gridare, le tirò indietro la testa e, con mossa fulminea, le tagliò la gola col coltello che teneva pronto nella mano destra.

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